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1960-1972: la crisi ed il rilancio

Gli anni Sessanta portarono trasformazioni sostanziali nell’azienda. Nel 1955 era scomparso Giorgio Parodi e nel 1964 venne a mancare Carlo Guzzi. La produzione cominciò a calare drasticamente e l’azienda non seppe reagire con velocità alla recessione del mercato ed alla pesante crisi che aveva colpito il settore motociclistico, senza riuscire a cogliere da subito le opportunità delle piccole cilindrate, le sole che in quell’inizio di decennio sembravano avere un futuro commerciale.

Nonostante tutto, furono anni durante i quali si provò comunque a puntare sulla motorizzazione leggera con i ciclomotori Dingo e Trotter, molto richiesti dai giovanissimi, e sullo sviluppo di un nuovo motore bicilindrico a V progettato da Giulio Cesare Carcano. Nel 1965 al Salone di Milano venne presentato quello che diventò il capostipite di una nuova generazione di propulsori che, col tempo, finirono con identificare la Casa motociclistica: la V7 di 703 cc di cilindrata, bicilindrica a V trasversale di 90°, schema mantenuto anche sulle moto prodotte attualmente.

Nonostante l’immissione di nuovi capitali, agli inizi del 1966 l’azienda entrò in amministrazione controllata e la gestione venne affidata all’Istituto mobiliare italiano (Imi). La famiglia Parodi uscì di scena e l’anno successivo la fabbrica venne affidata alla Seimm (Società esercito industrie moto meccaniche), creata dall’Imi con lo scopo di rilanciare l’azienda in cinque anni. La ristrutturazione non risparmiò i dirigenti e molti tecnici, tra cui lo stesso Carcano; la gamma dei modelli venne stravolta; Antonio Micucci e Umberto Todero rimasero in azienda, e furono affidati alla guida del nuovo arrivato Lino Tonti.

La V7 che aveva ricevuto una buona accoglienza sul mercato, fu seguita dalla V7 Special e, nel 1971, dalla V7 Sport, che si fece apprezzare per una straordinaria tenuta di strada ed un design moderno e accattivante. Nel 1969 la V7 Record, derivata dalla V7 di serie, aveva stabilito 19 primati di velocità nei mesi di giugno e ottobre sul circuito dell’autodromo di Monza. Per il mercato americano fu invece allestita la versione Ambassador.

Fu sempre al Salone di Milano, nel 1971, che vennero presentate i nuovi modelli prodotti sulla base di quel bicilindrico: la 850 GT (anch’essa prodotta per il mercate americano come Eldorado), prima di una lunga serie di moto chiamate “California”.