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John Wittner

John Wittner era un dentista americano, che praticava la sua professione a Philadelphia.  Nel tempo libero si dedicava alla sua grande passione: l’elaborazione delle moto, soprattutto Harley Davidson. Il suo interesse per la meccanica lo spinse nei primi anni ’80 all’acquisto di una bicilindrica italiana, una Moto Guzzi Le Mans.

Nonostante un prestigioso palmarès sportivo in gare ufficiali, alla fine degli anni ottanta la Moto Guzzi aveva ancora in listino solo un modello di vecchia concezione, la Le Mans 1000, senza una vera sportiva per competere nei campionati riservati alle moto derivate dalla serie. Durante gli anni ottanta, infatti, le gare motociclistiche delle derivate dalla serie erano tornate a muovere l’interesse degli appassionati e del pubblico, prima nel Stati Uniti e poi nel resto del mondo: si svilupparono così la Superbike, le gare denominate BOTT (Battle of the Twins, riservata ai bicilindrici) e quelle chiamate SOS (Sound of the Singles, riservata ai monocilindrici).

Nel 1985 una Le Mans 1000 elaborata dal Dr. John e condotta da Larry Shorts e Greg Smrz era risultata vincitrice del campionato AMA Endurance. Due anni dopo, nel 1987, Wittner preparò artigianalmente una Le Mans per partecipare alle gare BOTT statunitensi e, con il pilota Doug Brauneck, il team ottenne il successo durante la settimana di gare che si svolgeva sul circuito di Daytona, vincendo anche il campionato AMA Pro-Twins.

Alejandro De Tomaso non rimase indifferente ai successi del “Dr. John” sulle piste americane: lo incaricò di sviluppare un nuovo motore con testata a quattro valvole messo a punto nel frattempo in Moto Guzzi dall’ing. Umberto Todero come base per una nuova generazione di moto sportive. Wittner costruì una moto semplice ed efficace, applicandovi il telaio che aveva testato vittoriosamente nel BOTT: una struttura monotrave che, passando in mezzo alla V creata dai due cilindri, univa direttamente il canotto dello sterzo con un traverso posteriore e due piastre che a loro volta reggevano il monoammortizzatore posteriore ed il forcellone. Insieme al nuovo motore otto valvole, permise a questa moto di continuare a raccogliere vittorie nel BOTT americano ed ancora una volta sul circuito di Daytona, la gara più prestigiosa della serie, che divenne il nome con cui da allora venne designata la moto.

L’anno successivo, il 1989, De Tommaso invitò Dr. John a Mandello del Lario, sede della Moto Guzzi, e lo convinse a correre anche in Europa. Lui, la sua piccola squadra e lo sconosciuto (in Europa) Doug Brauneck fecero quindi il loro esordio alla Due Giorni Internazionale sullo storico circuito di Monza, trovando come avversari l’ex campione del Motomondiale Marco Lucchinelli e la sua Ducati 851 ufficiale, già allora vittoriosa nel campionato mondiale Superbike. Alle prove ufficiali, la Daytona segnò il secondo miglior tempo, staccata di pochi centesimi di secondo dalla Ducati di Lucchinelli e lasciando il vuoto alle sue spalle. Nonostante la mancata vittoria a causa di una banale rottura di un cavo delle candele che fermò Brauneck quando era solo in testa, la Daytona venne premiata a Monza come “Miglior novità tecnica e prestazionale”.

Dopo questa gara seguirono poche altre saltuarie esibizioni: le difficoltà finanziarie della Moto Guzzi privarono tuttavia il team dell’indispensabile supporto economico per competere alto livello.